Prima mi trasformo io

15.05.2014

Ognuno di noi durante l’infanzia ha vissuto piccoli o grandi giudizi, diretti o indiretti, mi riferisco soprattutto rispetto a quella che è considerata la figura più importante e mai compresa: il genitore.

Sta di fatto che questi giudizi o comunque “irrisolti” dentro noi portano al bisogno automatico a sua volta non riconosciuto sino in fondo di “cercare la perfezione”.

Quando ti guardi allo specchio e non ti senti in pace con le pieghe del tuo viso, quando in ufficio ti senti in difficoltà con i colleghi o il titolare, ecco in quel momento si sta manifestando la tua emozione di un caso irrisolto accaduto da piccolo, molto piccolo.

In quel momento il tuo cervello ha cercato di creare una situazione che manifestasse l’irrisolto stesso tanto da permetterti di dare una “nuova soluzione”.

In pratica ti stai rendendo conto che ogni evento è la riproposizione di ciò che non sei riuscito ad elaborare.

Quello che devi fare è “spostare l’asse magnetico” nella direzione giusta, ossia quella che ti fa stare meglio, e riconoscere che ci sono meccanismi nascosti che prima o poi dovrai affrontare.

L’atteggiamento migliore che ci aiuta è affrontare gli eventi facendo riconoscere al nostro cervello “sto indagando, sto osservando”.

Questo atteggiamento è completamente diverso da quello che molto spesso adottiamo quando pretendiamo che siano gli altri a cambiare, senza ricordare che in realtà loro si comportano esattamente come più noi inconsciamente vogliamo.

L’inconscio registra emozioni e le utilizza come carburante per creare situazioni simili, sta a te non esigere più dagli altri il cambiamento, comincia quindi a respirare la vita. Rimani sempre aggiornata/o sulle novità di Fabio Netzach, clicca qui.

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